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TABLEAUX DE PLUMES 2009
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Zeitschrift: TRETERRE 2009
Eva Lauterbach


FOLDER: PS 2007
ZUR AB ART(H)
BÉATRICE STÄHLI

Thomas Zaunschirm


WIENER BLUT 1998
(MAK ZEITUNG)

Christa Steinle

FederZeichnungen
Feather Art

MAK | Wien 1998

PS | Pferdestärke

Barbarenkunst

Béatrice Stähli
movie

beatricestaehli@bluewin.ch

Béatrice Stähli
Via alle Vattagne 44
CH-6652 Tegna

T + F
+41 91 780 70 49
M
+41 79 708 41 20

Béatrice Stähli, Artista

Eva Lautenbach | Zeitschrift: TRETERRE Autunno 2009

Béatrice Stähli vive in una grande casa moderna con vista sulle Terre di Pedemonte. Mi aspetta nel suo giardino e mi fa entrare nell’atelier-abitazione grandissimo e estremamente luminoso.

Perché è venuta in Ticino?
Già quando avevo vent’anni, mi sentivo attirata da paesi lontani, volevo andare a Barcellona o a Lisbona, ma per finire ho scoperto che in questo posto la luce è calda e bellissima. Ricordo che a Vienna, dove ho vissuto per 12 anni, invece la luce è fredda. Siccome lavoro di giorno, la luce naturale per me è essenziale.

Qual è il filo rosso per la sua opera artistica?
Da bambina era mio padre che mi faceva scoprire la natura e mi insegnava a conoscere gli animali e le piante. Così è cresciuta in me questa passione per la natura che spinge avanti la mia opera. Il fascino degli animali che rappresento è da leggere nell`ottica della critica sociale. In generale trovo che molte persone hanno rapporti egoistici e dominatori nei loro confronti. La mia espressione artistica era rappresentata inizialmente da cani, poi da cavalli, da serpenti e infine, ora, dagli uccelli e dalle piume.

Dove ha trovato le piume?
A Vienna c’era un vecchio negozio poi fallito, che vendeva uccelli e parti d’uccelli imbalsamati alle signore per decorare i loro cappelli e vestiti, alla corte reale, al Moulin Rouge di Parigi, alle case di moda, ecc. Io ho comperato tutte le piume, gli uccelli, le parti di animali, (artigli, becchi, ecc).

Ne ha molti?
- L’artista gentilmente mi fa entrare in due locali spaziosi con scaffali pieni zeppi di scatole di cartone! In ogni scatola c’è un certo tipo di piume e uccelli. Queste datano degli anni trenta e sono circa cinquecento. La grande collezione di penne d’uccello, che Béatrice Stähli rimonta nei suoi lavori recenti, proviene dal passato, prima che fossero posti dei limiti netti, con l’istituzione di norme di tutela contro la decimazione e il rischio di estinzione. Lei rivaluta alcuni relitti animali e li rinforza in un’aura melancolica che è loro propria. - Le mie opere sono tutte uniche perché una volta usate, le piume non possono essere sostituite. All’inizio, per rispetto verso quello che restava degli animali, non osavo intervenire sul lavoro. Ora invece ho trovato il coraggio di passare, sopra le piume incollate, del colore. Le mie opere acquistano così una dimensione pittorica. Questo cambiamento lo vivo come un’evoluzione.

Come reagisce la gente quando vede i suoi quadri e oggetti tridimensionali?
Siccome non c’è nessuno che lavora come me, nel senso che faccio qualcosa di nuovo, di “jamais vu”, lo spettatore ha bisogno di parecchio tempo per trovare la chiave d’accesso per la comprensione dei miei lavori. A Vienna e in Germania per esempio, ho esposto lavori su cani. Era un intervento di critica sociale che ha stupito e anche scioccato il pubblico.

Ha già fatto esposizioni in Ticino?
Sì: nel Convento di Monte Carasso, alla “Fabbrica” a Losone e alcuni anni fa al Museo regionale a Intragna . -Poi l’artista mostra le sue opere. Sono realizzate su scatole di legno, quasi tutte molto grandi.- Non mi sento pittrice perché opero nella tridimensionalità. Gli ultimi lavori consistono in pannelli, in piani convessi, sono come vele.

Come può notare, le mascelle superiori di questi cavalli sono ornate con emblemi di marche d’automobili: se li appendo in alto li carico di altro significato, trasformandoli in simboli religiosi, oggetti venerati, adorati. Questa opera ricorda un po’ i girasoli di Van Gogh. Effettivamente, da una certa distanza, si ha la netta impressione di trovarsi vicino a un grande campo di girasoli in fiore.

Adesso siamo di fronte a opere particolari che permettono agli spettatori di combinarne le parti secondo il loro umore e il loro gusto cromatico che chiamiamo Flic-Flac: si tratta di serie di tavole verticali della dimensione di fogli A4. Ogni tavola si trova in una cornice di metallo girevole e l’insieme delle tavole è rinchiuso in un’altra cornice di metallo. Sono oltre una ventina di queste tavole allineate in file da otto per tre. Da una parte sono monocrome, rosse, verdi, viola, gialle e dall’altra le piume formano un’immagine. Quest’altro quadro si chiama Ghiandaia ed è fatto da un’infinità di ali di ghiandaie. Ho composto una fila con le ali di destra seguita da una fila di ali di sinistra. Così illustro, da una parte l’incoscienza e la crudeltà dei cacciatori di una volta che uccidevano questi uccelli in massa e poi si mettevano magari una bella piuma sul cappello, e dall’altra, con queste file alternate ottengo una sinfonia, nel senso che creo un ritmo che cambia di fila in fila. Il quadro Fatamorgana è realizzato con ali di gabbiani e zampe d’uccelli. Il fondo azzurro ricorda il cielo; si ha così l’impressione che le ali volino via. L’ala diventa in tal modo metafora dell’uccello intero e non si pensa più alla morte bensì alla bellezza e alla poesia; evoca l’idea di una danza, magari di un walzer viennese. Così do una nuova vita all’uccello.

Concludendo si può dire che le opere di Béatrice Stähli, anche se hanno gli animali o parti di essi come mezzo d’espressione, si riferiscono agli uomini e al loro comportamento ambiguo nei confronti della natura. In modo provocatorio ci rivela l’animale nell’uomo, da una parte, e l’umanizzazione degli animali dall’altra. Ci mostra quali regole e tabù noi accettiamo senza riflettere nel rapporto con gli animali: quali di essi possiamo mangiare, quali usare per esperimenti, quali imbalsamare per appenderli in sala e quali cacciare. L’artista Béatrice Stähli è una persona di grande sensibilità e il suo modo di esprimersi fa riflettere.

Alcune note biografiche: Béatrice Stähli è nata a Sion, in Vallese. Dal 1979 al 1981 frequenta la F+F (Farb + Form) Libera Scuola d’Arte a Zurigo. Nel 1982 si trasferisce a Colonia dove, all’Università di Arte e Design, segue gli insegnamenti del prof. Daniel Spoerri (famoso artista Svizzero vissuto nella casa Liebetrau a Cavigliano negli anni 60. Nel 1983 è collaboratrice di Daniel Spoerri per lo Stockmuseum Kitsch-Eat-Art, della stessa città. Tra il 1984-1985 lavora come assistente del prof. Peter Skubic all’Accademia estiva internazionale di Salisburgo. Ulteriori sviluppi artistici della sua carriera sono avvenuti a Parigi, New York, Zurigo, Colonia e Vienna (dal 1989-2001). Dal 2001 vive e opera in Ticino.


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